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IN RICORDO DI GUIDO CANELLA - scritto da Sandro Rossi

pubblicato 12 set 2009, 01:43 da Giovanni Paolo Rabai   [ aggiornato in data 12 set 2009, 01:59 ]
Guido Canella     1931 - 2009

 

 

Improvvisamente, lo scorso 2 settembre, è venuto a mancare Guido Canella uno dei migliori architetti, uno degli intellettuali più lucidi e critici del panorama culturale non solo italiano, uno dei protagonisti della scuola milanese e lombarda nel dibattito che, durante tutto il novecento  - da Muzio a De Finetti, da Rogers a Gregotti, a Rossi - ha coinvolto il pensiero moderno sull’architettura sostenendo posizioni improntate alla continuità con la storia e l’esperienza.

Nel suo lavoro riconosciamo un forte confronto con la modernità spinto da un grande impegno civile e da una tensione mossa da compiti di rifondazione del progetto di architettura basati sulla considerazione dei suoi problemi formali e di senso e sul suo ruolo rispetto alla costruzione urbana e territoriale.

 

Nato nel 1931, allievo di Ernesto Natan Rogers, giovane componente del Centro Studi Casabella, membro dell’Accademia di San Luca, direttore di importanti riviste di architettura (Hinterland, Zodiac) lo ricordiamo anche per la sua incessante attività didattica al Politecnico di Milano e per i suoi grandi progetti pubblici nell’hinterland milanese.

 

In questa occasione e su queste pagine, altresì, vogliamo ricordarlo per il suo rapporto con Vigevano.

Sicuramente per i suoi straordinari interventi ai Seminari di Progettazione che vennero organizzati dal Rotary Club Vigevano Mortara tra il 1999 e il 2001 ma soprattutto per i modi della sua partecipazione alla Commissione Regionale istituita nel 1992 per la destinazione d’uso del Castello.

Andando oltre i contenuti di quell’incarico contribuì al lavoro di quella Commissione con la concretezza di un vero e proprio progetto per il Maschio, l’edificio più rappresentativo del Castello.

Quella proposta che purtroppo passò sotto silenzio nella nostra città, introduceva temi che avrebbero potuto indirizzare il dibattito sul restauro del Maschio oltre i termini della prassi conservativa e della rinunciataria mediocrità operativa che, al contrario, sembra oggi prevalere.

Un progetto quindi che, commisurando scelte di destinazione e problemi di conservazione con la intera problematicità e con il valore dell’architettura del nostro monumento, costituisce ancora una grande lezione che è doveroso non dimenticare.

 

 

Sandro Rossi

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